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I vincitori del Wired Audi Innovation Award 2016

Redooc vince il Wired Audi Innovation Award per la categoria Start-Up.

Quest’anno il premio, giunto alla terza edizione, era rivolto a quattro categorie: Persone, Big Company, Pmi e Start-up. Ecco i primi classificati

I vincitori del Wired Audi Innovation Award 2016

In epoca di intelligenze artificiali e big data, per decidere chi fossero gli innovatori del 2016, quest’anno il Wired Audi Innovation Award ha chiesto una mano a un software. E a un partner. Giunto alla terza edizione, infatti, il Waia si è avvalso del contributo di un team di ricercatori della SDA Bocconi, School of Management dell’Università Bocconi, guidato dal professor Francesco Sacco, che ha sviluppato un algoritmo in grado di scandagliare i numeri dell’innovazione italiana. Il sistema ha così analizzato più di 70mila brevetti, frutto del lavoro di oltre 43mila inventori e delle 11mila società titolari. Non solo: è stato guardato dentro i bilanci di più di 250 grandi aziende, 300 piccole e medie imprese innovative e oltre 2.500 startup. Tutti i potenziali vincitori sono stati poi divisi in quattro categorie: Persone, Big Company, Pmi e Start-up.

Ecco i primi classificati  per ogni sezione

(sul volume di dicembre di Wired, invece, trovate la top 10 per ciascuna categoria).

PERSONE
Vincitore: Fabio De’Longhi

Un vecchio detto vuole che i padri fondino le aziende, i figli le portino avanti e i nipoti le rovinino. De’Longhi potrebbe essere l’eccezione che conferma la regola. Nel caso della capogruppo del gruppo multinazionale da 2 miliardi di euro di fatturato, il passaggio generazionale è sinora andato per il meglio. Lo sviluppo dell’azienda negli ultimi anni è infatti merito di Fabio De’Longhi, figlio del fondatore e presidente Giuseppe De’Longhi.
Classe 1967, laureato in Economia aziendale presso l’Università Bocconi di Milano, da giovane condivideva il sogno di molti bambini italiani: diventare un calciatore, o forse un campione di sci. Più pragmaticamente, si è unito all’azienda di famiglia quando le dimensioni erano ancora contenute, ricoprendo diverse cariche all’interno della direzione commerciale e marketing, sia in Italia sia all’estero. Si è così fatto le ossa in vista dell’espansione del gruppo nel corso degli anni: una crescita organica, dovuta alla forza del design made in Italy e al boom del mercato delle macchine da caffè a livello globale, ma anche legata all’acquisizione dei marchi Kenwood nel 2001 e Braun nel 2012. In più occasioni, Fabio De’Longhi si è detto convinto che il successo del gruppo sia legato proprio alla sua capacità di combinare la forza di un’azienda famigliare con il dinamismo e la competitività di una grande società quotata. Ne è riprova anche il fatto di aver condotto a termine con successo delle operazioni tradizionalmente difficili per le aziende, come appunto l’integrazione di marchi esterni nel portafoglio del gruppo.

BIG COMPANY
Vincitore: Enel
Chi ha detto che le big company italiane debbano sempre restare uguali a se stesse? Tra corsa al digitale e boom delle rinnovabili, un gruppo storico come Enel sta attraversando una fase di profonda innovazione. Molti spunti sono anticipati nel piano strategico 2017-2019 che è stato presentato a fine novembre dinanzi agli azionisti e agli operatori di mercato riuniti a Londra. Dopo una semestrale che vede ricavi per 34,15 miliardi di euro a giugno 2016, le stime fornite nel piano prevedono un utile ordinario in crescita graduale da 3,2 miliardi nel 2016 sino a 4,7 miliardi nel 2019. In tutto verranno stanziati 21 miliardi di euro di investimenti nell’arco del triennio, di cui il 40% legati alla manutenzione delle reti, e il 60% alla crescita e sviluppo – incluse attività di generazione da fonti rinnovabili e termoelettriche. Più nel dettaglio, la digitalizzazione di asset, clienti e forza lavoro spingerà la crescita degli investimenti sia sulle reti sia sul retail, tramite l’implementazione e la diffusione di contatori intelligenti, controllo da remoto, connettività dei sistemi. In ballo per Enel ci sono tagli importanti ai costi operativi e nuove opportunità di crescita. Il secondo ambito di innovazione risiede nel boom delle rinnovabili. La crescita su questo fronte è stata enorme negli ultimi anni. Oggi, il gruppo può contare su una capacità produttiva di 36 GW a livello globale, diversificata tra le diverse tecnologie e fonti rinnovabili.

PMI
Vincitore: Carbotech

La Carbotech ha una storia articolata e coraggiosa. Nata nel 2002 come piccola realtà italiana, era stata subito acquisita dalla Energy Convertion System, società statunitense in cerca di opportunità al di qua dell’oceano per delocalizzare la produzione di spazzole elettriche per motori. La rete commerciale messa in piedi dagli Usa, però, era men che efficiente e l’azienda navigava in brutte acque. Nel 2009, il direttore generale Lorenzo Dattoli, che non aveva mai smesso di credere nelle potenzialità dell’azienda, decise di riacquistarla tramite un’operazione di management buyout, rendendola nuovamente indipendente. Nel 2015, Carbotech è stata annoverata nel registro delle Pmi innovative d’Italia. La società brevetta e produce spazzole in grafite, metalgrafite ed elettrografite per motori di avviamento, alternatori, alzacristalli e altre applicazioni industriali e domestiche: prodotti all’avanguardia, efficienti in termini di costi e durata.Oggi Carbotech conta clienti tra le grandi multinazionali quali Bosch, Bmw e Mercedes-Benz. Il fatturato si aggira intorno ai 15 milioni di euro, ma Dattoli punta a raggiungere i 20 milioni entro 3 anni, anche tramite una joint venture con la società indiana Cbc e l’apertura di un sito produttivo in Serbia.

START-UP
Vincitore: Redooc
Matematica, algebra e geometria: la trinità delle materie più temute da molti studenti delle scuole medie e superiori (per tacer degli universitari). Per superare la paura ci vuole un allenamento costante e onnicomprensivo, ed è qui che arriva Redooc. La piattaforma online si presenta come “la palestra della matematica più grande d’Italia”, con 1.000 videolezioni e 10mila esercizi svolti per coprire tutto il programma dell’istruzione italiana dalle medie alla laurea. Il progetto è stato realizzato dai ragazzi di StarRock, una delle 10 start-up premiate al Salone del Libro 2015 nell’ambito del bando internazionale “book to the future”. Le tariffe sono democratiche, e costano decisamente meno rispetto a qualche lezione di ripetizione: tra i 9 e i 10 euro al mese circa. Anche se le materie sono decisamente serie, l’impostazione di Redooc è ludica e scanzonata, con giochi e programmi interattivi mobile in grado di catturare anche le nuove generazioni, abituate più a smanettare con iPad e cellulari che non a sudare su carta, penna e calcolatrice. La piattaforma si accompagna alla collana di libri Gauss Party!, che i fondatori di Redooc definiscono come “la collana di racconti quasi matematici meno seria che ci sia”. Avvertenze per l’uso: adatta a ragazzi dai 10 ai 90 anni.

Articolo tratto da Wired – Scritto da Redazione Wired, pubblicato in data 19 Dicembre 2016.