ricerca scientifica

Ricerca: idealismo VS realtà. Spunti per iniziare il percorso da dottorato

Oggi parleremo di ricerca scientifica con un ospite d’eccezione, siamo infatti al secondo appuntamento con Paola Elefante, scienziata e nuova amica di Redooc. Qui trovi la sua intervista. Questo articolo può esserti sicuramente d’aiuto qualora tu voglia iniziare un percorso da dottorato e fare ricerca, sia in Italia che all’estero. Pronti? Via!

Vi è mai capitato che un bambino vi facesse una domanda semplice che richiedesse una risposta complessa? Qualcosa come “Come mai noi abbiamo tanto cibo e in India i bambini muoiono di fame?”, e tu pensi “Vorrei che il mondo fosse semplice e giusto, come lo spirito con cui lo stai chiedendo.”
Qualche tempo fa ho parlato ad alcuni studenti di laurea specialistica a proposito del mio progetto di ricerca sulla tomografia a raggi X. Molti di loro erano confusi dal fatto che di norma non testiamo i nostri algoritmi su dati medici reali. Qualcuno mi ha addirittura chiesto come mai io non avessi mai contattato un medico per ottenere uno scan medico su cui provare. Ho cercato di spiegare che la ricerca non è così semplice.
Creare un contatto del genere richiederebbe:
– che io trovassi qualcuno interessato ad inoltrarsi in un nuovo, complesso e lungo progetto,
– che quel qualcuno fosse abile a comunicare, nonostante i linguaggi tecnici diversi,
– che io avessi completa libertà e abbastanza esperienza per lavorare senza curarmi del numero o della frequenza delle mie pubblicazioni,
– che io avessi accesso a dati medici anonimi.
Gli studenti non hanno una chiara idea di quanto tempo richiedano i progetti di ricerca. Non li biasimo, è stato uno shock anche per me. In origine immaginavo che un’idea magicamente si manifestasse e – TA-DAA – ecco qualcosa di nuovo nel nome della scienza e del progresso. Sei mesi, al massimo. Quando ho imparato che solo avviare una collaborazione in matematica industriale può prendere facilmente un anno, durante il quale ognuno semplicemente spiega il problema dalla propria prospettiva.
Ho la sensazione di non essere l’unica che pensava che le cose andassero così, dato che tutti i dottorandi che conosco hanno passato il primo anno in preda al panico per la mancanza di risultati e di consapevolezza di cosa stesse accadendo, sentendosi impostori.

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Va esattamente così.
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Mi sento fortunata perché ho due supervisori che mi ascoltano, senza aver timore di dirmi “Non credo che questa sia una buona idea”; in questo senso, ho un buon grado di libertà, per qualcuno nella mia modesta posizione. D’altro canto, quando ti candidi per una posizione in accademia, vieni valutato sulla base del numero e della qualità delle tue pubblicazioni, senza contare che di norma si richiede di completare il dottorato in quattro anni, quindi si deve essere modesti nei progetti. Non sto criticando nulla, solo esponendo i fatti.
Tuttavia, non posso evitare di sognare di lanciare i miei progetti personali, vincere premi Nobel, conquistare il mondo ;)… ma suppongo che se lavori nella ricerca, non puoi permetterti di smettere di sognare e immaginare.

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