Lettera a Stella e Rocco

Lettera a Stella e Rocco – Millionaire

Questa lettera a Stella e Rocco nasce da una mail che ricevo una sera da Eleonora Chioda di Millionaire Sto chiedendo a imprenditori che amo di scrivere una “lettera a mio figlio”. 

Carissimi Stella e Rocco

Da sempre osservate me e vostro padre parlare e discutere di economia e lavoro, ma è l’esperienza di redooc.com che sta lasciando il segno più profondo. Iniziata quando eravate ancora piccoli, siete cresciuti sentendo parlare e discutendo con noi di startup, business model, business plan, aumenti di capitale, contratti, piattaforme, SEO, campagne commerciali, gestione della privacy, … E vedendo, tutti i giorni, la fatica di fare business in un settore, l’education, che malgrado l’urgenza del problema  in Italia, stenta a decollare come dovrebbe. 

La vostra reazione è quella di dirci “non faremo mai una start up!”. Ma spero che non vi neghiate con questo pensiero la libertà di scegliere come realizzare i vostri talenti. 

Per me la scelta del lavoro ha avuto un percorso non lineare, ma “il caso non esiste” come disse una famosa saggia tartaruga. 

Al liceo volevo fare il regista, mi sembrava che fosse la massima espressione artistica: parole, suoni, immagini, struttura, ritmo, tecnologia, tutti piegati all’immaginazione. Crescendo ho temuto che non sarei mai diventata Sidney Lumet e ho iniziato a pensare ad un futuro lontano dal cinema. 

La mia storia familiare mi voleva medico, ma dato che sono svenuta alla prima vista del sangue, mi hanno detto “sei brava, farai la Bocconi”. Io avrei preferito architettura, l’arte del progettare e del realizzare il bello, ma ero cresciuta in una famiglia in cui ci voleva vero coraggio a dire no a entrambi i genitori. Mi sono rassegnata facilmente: erano gli anni’80 e la Bocconi era il miglior modo per guadagnare velocemente l’indipendenza. E ho capito subito che era una formazione che poteva aprire qualunque porta volessi. 

Infatti sono diventata docente, poi consulente, manager ed infine imprenditrice. Un percorso di apprendimento e crescita soprattutto personale, di lavoro in lavoro, a caccia del mio equilibrio (come figlia, moglie, madre) e del mio talento, per cercare di raggiungere la mia personale definizione di successo: “lasciare un segno”.

Un giorno dissi “Voglio tutto” ad un famoso CEO che probabilmente non poteva capire, e sicuramente allora mi ha frainteso. Per me  essere imprenditrici è quel “voglio tutto”: architetto e regista; pensiero e azione; risorse scarse e bellezza. 

Ormai siete adolescenti, spesso prendete in giro me e vostro padre per il nostro approccio “liberal” alla vostra educazione, che ci fa faticare tanto, impegnandoci in argomentazioni e negoziazioni senza fine su tutto, anche su cose insignificanti. 

Il nostro augurio è che voi possiate scegliere consapevolmente e liberamente sempre, senza negarvi nessuna possibilità, che possiate arrivare ad una vostra definizione personale di successo, positiva per voi e per gli altri. Il lavoro deve essere curiosità, passione, crescita, dare e ricevere. Fate che sia parte di voi e della vostra vita in modo naturale: il modo per realizzare i vostri talenti, piccoli e grandi. 

Ad majora! 

Lettera a Stella e Rocco