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Le ragazze possono: COME DIVENTARE STARTUPPER

come diventare startupper

Come diventare startupper?

Si è svolto giovedì 16 giugno 2016 il terzo appuntamento con i workshop @Polimi, il ciclo di incontri creato per sensibilizzare le giovani donne all’importanza della scelta di un percorso tecnico e scientifico nella loro esperienza di studio e di vita. Il progetto “Le ragazze possono 2: dal dire al fare” prevede degli incontri in cui donne impegnate in ruoli chiave nel mondo del lavoro e nella società civile testimoniano la loro esperienza coinvolgendo le ragazze in un dialogo aperto e costruttivo, spingendole a guardare al futuro con slancio e determinazione.

Come diventare startupper

Il terzo workshop dell’iniziativa, dal titolo “Imprenditoria femminile – COME DIVENTARE STARTUPPER”, ha visto come protagoniste delle imprenditrici italiane che hanno avviato delle STARTUP, cioè nuove iniziative di business che partono da una idea innovativa, con una visione globale del mercato.

210x210-41155489Claudia Pingue è coordinatrice dell’area “Innovazione digitale” presso la Fondazione Politecnico di Milano e direttore operativo di PoliHub, l’incubatore di impresa del Politecnico di Milano, secondo in tutta Europa e quinto sul piano Mondiale. Ha aperto l’incontro con una metafora:

Le Startup, come un esploratore, hanno l’ambizione di esplorare e scoprire cose nuove, non hanno una strada già tracciata da seguire, il loro percorso è incerto, hanno alle loro spalle solo un piccolo zaino di supporti e metodologie.

Il percorso che viene intrapreso dalle Startup è difficile e non sono sufficienti il talento e la passione, ma che ci sia qualcuno che sia disposto ad acquistare l’idea. Le Startup partono infatti da un’idea da sviluppare, un’idea unica ancora assente sul mercato, che necessita di essere trasformata in un progetto concreto da sviluppare con l’aiuto e il supporto di un team.

Nel 2016, la presenza femminile nelle Startup sviluppate all’interno del PoliHub è aumentata del 6%, mentre a livello internazionale del 15% rispetto al totale. Sono ancora cifre molto basse ma che possono dare una speranza alle ragazze che vogliono sviluppare una propria idea. I dati Americani ci mostrano, inoltre, che 200 donne su 100.000 diventano imprenditrici ogni giorno, con una percentuale del 33% di imprenditrici donne negli Stati Uniti.

Francesca Cerati, giornalista del settimanale scientifico Nòva – Il Sole 24 ore,  ci racconta come le Startup siano legate all’innovazione e alle materie STEM ( Science, Technology, Engineering and Mathematics), che spesso le donne non perseguono a causa degli stereotipi per cui solo gli uomini siano portati per le STEM. Nelle scuole superiori a carattere scientifico, la differenza tra iscritti maschi e femmine è minima, rispettivamente 51% e 49%, ma è già più sentita nelle Università con le rispettive percentuali di 60% maschi e 30% femmine.

La professoressa Evila Piva, del Politecnico di Milano, ci vuole spiegare perché è presente questo GENDER GAP, quali sono le motivazioni per cui le ragazze, le giovani donne, rappresentano solo il 33% degli imprenditori. Tempo fa, si credeva che il motivo per cui le ragazze fossero meno propense a diventare Imprenditrici di successo, fosse appunto perché sono ragazze: le donne sono meno propense al rischio rispetto agli uomini. Studi successivi dimostrarono che non sono i tratti della personalità femminile la causa di questa scarsa presenza nel mondo dell’Imprenditoria.

Perché le donne diventano imprenditrici meno spesso rispetto agli uomini?

Vi sono varie differenze tra Imprenditori e Imprenditrici, tra queste vi è il settore di cui si occupano. Abbiamo svolto uno studio sugli studenti laureati al Politecnico tra il 2000 e il 2009 che sono diventati imprenditori. Tra questi solo il 13% hanno raggiunto il successo, di cui l’8% erano ragazzi, mentre il 5% erano ragazze. Questa differenza era in parte dovuta al fatto che la maggior parte delle imprese “maschili” si svilupparono nel settore dell’edilizia, un settore di cui le donne solitamente non si occupano. Un’altra differenza sta nella motivazione che spinge i giovani ad aprire un’impresa: gli uomini sono motivati dal desiderio di successo, di denaro… le donne, invece, sono motivate da una maggiore flessibilità che possa bilanciare la vita professionale e quella privata. Le performance femminili risultano così più “deludenti” rispetto a quelle maschili”.

Ma come si diventa startupper?

Gli studi dimostrano che vi sono delle particolari caratteristiche che possono favorire l’ascesa nel mondo delle Startup:

  • La disponibilità finanziaria: chi possiede una maggiore disponibilità finanziaria, ha il 120% di possibilità in più di avere successo;
  • La famiglia: chi ha alle spalle una famiglia già presente nel campo dell’imprenditoria ha il 300% di possibilità in più d avere successo;
  • Le competenze: fino a poco tempo fa l’imprenditore era colui che riusciva da solo a gestire un’azienda, capace di fare un pò di tutto, avendo cioè conoscenze in vari settori; ora, le imprese si fondano con l’aiuto di un team, quindi, più si è specializzati, meglio è. Gli studi dimostrano infatti che gli studenti che hanno una più forte specializzazione abbiano più opportunità. Ma come creare un team di persone specializzate? Un voto di laurea alto, che attesti le proprie competenze in un determinato settore può essere un buon biglietto da visita che possa renderci appetibili agli occhi degli altri;
  •  È sempre utile avere un livello minimo di competenze economico-manager;
  • Network: è importante stabilire delle relazioni con chi ha già provato a creare un’impresa in quanto può trasferire le proprie competenze e contatti.

Ci raccontano così la loro storia delle donne che vogliono dimostrarci, e sopratutto dimostrare alle giovani, che “Le ragazze possono”

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Giovanna Roversi è laureata in economia; durante l’ultimo esame di digital marketing la Microsoft Italia propose alla sua classe di dividersi in gruppi e di realizzare un progetto. Il migliore avrebbe ricevuto la possibilità di fare dei colloqui di lavoro. Vincendo, le è stato possibile svolgere uno stage al termine del quale decise di rimanere alla Microsoft. “Non ho mai pensato di lavorare in questo campo, ma al termine dello stage mi sono resa conto che lavorando con tecnologia, sempre più presente nella nostra quotidianità, posso migliorare la vita degli altri. La tecnologia permette alle Startup che non hanno grandi disponibilità finanziarie di svilupparsi, e agli studenti di diventare imprenditori”.

Giovanna Roversi ha così iniziato a lavorare presso la Microsoft in un team che si occupa di sviluppare tecnologie utili alle persone, di pubblicizzarle in tutta Italia e non solo. Il suo team ha una componente femminile pari al 50%, con donne che si occupano di programmazione informatica. È importante avere un giusto bilanciamento tra donne e uomini in quanto le due parti presentato diversi punti di vista, complementari. “In questo momento di crisi, la Microsoft sta cercando donne e persone tecniche da assumere: questo settore tecnologico è in continua crescita. Quindi, ragazze studiate le materie STEM!

 

Sofia Borri è la fondatrice di Piano C, nato come Co-working, un’associazione che vuole affiancare quelle donne che desiderano mettersi in gioco, magari anche cambiando le regole. Piano C è una Startup nata per l’assenza delle donne nell’Imprenditoria, non c’è donna in Italia tra le cime più alte delle aziende. Le donne, dovendosi occupare della famiglia e sopratutto dei figli, hanno un differente approccio al lavoro. Piano C offre loro uno spazio dove i figli delle associate possono stare, costantemente seguiti da degli educatori, offre dei corsi per favorire il rientro delle donne nel mondo del lavoro. Le donne non devono isolarsi tra le mura familiari, ma osare, uscire fuori e riconoscere il proprio talento e coltivarlo.

Dopo la nascita di nostra figlia, mio marito si è preso il congedo per allattamento. Stamattina abbiamo organizzato una piccola festicciola per il suo primo compleanno presso il nido dell’associazione. Ora io sono qui, mentre mio marito è a casa a prendersi cura dei nostri figli, le preparerà la cena e li metterà a letto.

 

Chiara Russo si laureò in ingegneria informatica, fu una delle uniche due ragazze del suo corso. Ha lavorato in vari team dove era sempre guardata con scetticismo, perché anche lì, unica donna. Qualche anno dopo la laurea, decise di tornare in Università a salutare i vecchi professori ed è lì che ha incontrato Mara Marzocchi, che per passione organizzava eventi di coding, programmazione e tecnologia. Mara non riusciva più a gestire questi eventi da sola, così Chiara decise di aiutarla. Da quel momento iniziò il loro percorso assieme. Per qualche tempo continuarono a organizzare questi eventi come hobby, di notte e nel weekend, ma quando ciò divenne insostenibile, decisero di trasformare questa passione nella loro impresa, abbandonando i rispettivi lavori. Nonostante il poco incoraggiamento degli amici e dei familiari, le due giovani donne iniziarono la loro nuova impresa: Codemotion.

Oggi, Codemotion, a tre anni della sua nascita, è diventata la più grande organizzatrice di eventi a stampo informatico di tutta Europa, presente in 9 paesi con 11 conferenze, anche a Dubai e Tel Aviv. “Il nostro team è composto dall’80% di donne amanti dell’informatica e della tecnologia. Ora stiamo promuovendo un nuovo progetto, Codemoon Kids, delle scuole di coding per bambini dai 7 anni in su. Insegniamo programmazioni, elettronica e robotica in percorsi didattici su più anni. L’informatica sta diventando una competenza fondamentale come il “leggere e scrivere”, sempre più presente nella vita di tutti i giorni.”

“Credo che sia importante non mollare mai, andare sempre aventi nonostante le difficoltà. È fondamentale avere un team che ci creda davvero, i momenti bui sono tanti ed è importante essere con le persone giuste per affrontarlo. Le tre parole fondamentali da seguire sono PASSIONE in ciò che si fa, ENTUSIASMO nel cogliere le sfide che la vita ci pone davanti e DETERMINAZIONE nel superare le difficoltà. Codemotion è nata qualche mese prima della data prefissata per il mio matrimonio, non esattamente il momento migliore per lasciare un lavoro ben retribuito e mettere su famiglia. A quasi due mesi di vita, mia figlia ha partecipato al suo primo evento di 48 ore consecutive.

 

Chiara Burberi è la co-fondatrice di Redooc. ” L’idea è nata quando divenne insopportabile leggere i dati OCSE: perché gli italiani sono così scarsi nelle materie scientifiche? I motivi sono tanti, primi tra questi la Scuola: è la stessa cultura italiana che non dà il giusto peso e valore alle materie STEM.  Come da tradizione, ho studiato al liceo classico, per poi laurearmi in Bocconi, nonostante il mio desiderio fosse quello di diventare regista. Ho fatto di tutto per non lavorare facendo specializzazioni, master e tutto il resto: avevo paura di affrontare la realtà. Dopo aver insegnato per quattro anni in Bocconi, mia madre mi convinse a inviare il mio CV, ottenendo tre proposte di lavoro. Scelsi di diventare consulente presso McKinsey, dove però non fui soddisfatta: volevo poter vedere e sentire d’aver contribuito ad un cambiamento nei miei clienti. Il futuro lavoro in Unicredit mi fu molto d’aiuto, ma non fu abbastanza. Ho deciso così di voler ridare qualcosa a l’Italia, creando uno strumento per i ragazzi che li aiuti ad avvicinarsi alle materie STEM.”  Così nacque Redooc, la più grande palestra della matematica in Italia. Uno strumento in mano ai ragazzi, che parli il loro linguaggio, che sia utile e divertente.

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