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La scuola post Covid-19 – OpenInnovation

La scuola post Covid-19

La scuola post Covid-19. Intervista di Chiara Burberi – redooc.com per OpenInnovation

La scuola post Covid-19. Qui il link al video dell’intervista

Quali cambiamenti prodotti da Coronavirus crede diventeranno aspetti stabili della nostra “nuova normalità”?

L’edutech è entrato a forza nelle famiglie e nelle scuole italiane, purtroppo non tutte, vista la mancanza di connessione e device e di adeguata formazione di docenti e genitori, ancora troppo scettici di fronte all’innovazione. 

In generale… abitudine alla tecnologia, al digitale (e-commerce, pagamenti,…). Più attenzione alla Sostenibilità Agenda 2030 ONU. Abbiamo rallentato … e abbiamo scoperto noi stessi e la nostra fragilità.

Veniamo alla scuola: lei che è stata una pioniera della didattica digitale che voto darebbe all’esperienza italiana degli istituti in lockdown? Cosa ha funzionato e cosa no, nei riscontri che ha avuto?

Siamo nel 2020 eppure la scuola era completamente impreparata.

Molti docenti, travisando il concetto di libertà didattica, si sono presi la libertà di abbandonare gli studenti, “non credendo nel digitale e nella didattica a distanza”. 

Tantissimi altri hanno provato, con passione a imparare a gestire la situazione. Ma non si può trasferire la cattedra in cucina o in salotto. 

E’ impensabile di non rendere gli studenti protagonisti del processo di apprendimento. Gli studenti in età scolare sono tutti nati in questo secolo, anzi, in questo millennio! Praticamente con lo smartphone nel passeggino.

Resta il fatto che nel 2020 la situazione di connettività e device è medievale. Non c’è una diffusa disponibilità per docenti e studenti di adeguata connettività (nelle strutture scolastiche e nelle case – 1 famiglia su 4 non ha connessione internet) e di device funzionali all’attività didattica (PC e tablet personali per ogni studente, non sempre smartphone è sufficiente – il 12,3% delle famiglie con almeno un minore è senza tablet o PC, il 57%  di quelle che ce l’hanno lo deve condividere). 

Le competenze digitali, poi sono mediamente molto scarse. La domanda più frequente? “Che differenza c’è tra registrati e accedi?”

Dall’e-learning allo Smart Learning: a quali nuove forme di didattica e di relazione tra docenti, studenti e istituzioni scolastiche deve puntare la scuola italiana?

Questa situazione è una grande opportunità per definire la strategia dell’educazione, abbiamo bisogno di un ridisegno strutturale delle logiche che guidano la struttura educativa del Paese. 

La strategia dell’educazione deve avere come obiettivo un futuro sostenibile per l’Italia e gli italiani, in coerenza con il Goal 4 dell’Agenda 2030 dell’ONU, e deve essere basata sulla crescita delle competenze e sul benessere degli studenti, fornendo un percorso educativo – primario, secondario e terziario – che ne permetta la piena realizzazione personale.

I principi base sono semplici: gli studenti al centro, i docenti sono a servizio della comunità, ridisegno della struttura dei programmi e del calendario scolastico, coerenti con preferenze personali e esigenze del mondo del lavoro, docenti formati e valutati in funzione del successo scolastico dei loro studenti. 

La scuola è un servizio essenziale e dovrebbe essere disponibile tutto l’anno, come gli ospedali. 

Quali nuovi competenze specifiche e interdisciplinari saranno necessarie, secondo lei, per preparare gli alunni a eventuali nuove crisi e trasformazioni radicali?

Credo fortemente nelle competenze di base: “leggere, scrivere e far di conto” tradotte con “comprendere, comunicare, saper ragionare e risolvere problemi”. 

Le competenze di base, se ben strutturate, hanno in sè anche una natura di creatività e problem solving che sono sempre più rilevanti nella vita quotidiana e nel mondo del lavoro. 

Quindi vedo poche connessioni con lo studio meccanicistico che spesso impone la scuola italiana. I programmi evolvono per accumulazione … Less is more.  

Il programma scolastico dovrebbe essere completamente rivisto. 

Per l’educazione primaria e secondaria,  basato su competenze di base (es. analizzare e risolvere problemi di matematica, fisica, chimica, informatica; leggere e comprendere; scrivere e comunicare in italiano e in inglese, …), su coerenza con i percorsi di studio e esigenze del mondo del lavoro (tasso di abbandono scolastico al 14% e quasi la metà degli studenti non si iscrive all’università), su fattibilità complessiva (es. numero materie vs orari) tenendo conto anche degli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento e Bisogni Educativi Speciali e possibilità per gli studenti di scegliere gli argomenti di approfondimento, in coerenza con i propri interessi e talenti. 

Il programma di educazione terziaria dovrebbe essere allineato alle richieste del mondo della ricerca e del lavoro.

Le metodologie didattiche devono valorizzare l’individualità degli studenti: autonomia, responsabilità, organizzazione del lavoro, capacità di analizzare e risolvere problemi e argomentare. 

Il sistema di blended learning deve garantire un mix di didattica in presenza e a distanza, su carta e digitale. 

Tutte le strutture scolastiche devono attrezzarsi con piattaforme di comunicazione docenti-genitori-studenti e garantire didattica in presenza e a distanza. 

Che ruolo lo Stato deve attribuire in sostanza a scuola e formazione, per rispondere alle sfide attuali e preparare i cittadini di domani a quelle del futuro? 

La scuola – o meglio l’educazione – è il tassello di base per lo sviluppo economico e sociale del Paese. Dovrebbe stare al primo posto nell’agenda politica.

Serve una strategia di comunicazione a livello nazionale che valorizzi l’importanza dell’educazione per il futuro del Paese: non ci sarà sviluppo senza competenze. 

Comunicazione mirata e differenziata per studenti, docenti e genitori. Ogni giorno un bollettino sullo stato dell’Educazione: tutte le personalità della politica, cultura, economia, dovrebbero parlarne. 

Infine, il Ministero dell’Istruzione – ri-unificato tra scuola e Università – dovrebbe dare come primo segnale di rinnovamento il nome: Ministero dell’Educazione (dal latino educere). 

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