cometa como scuola

Inaspettata Cometa: la matematica del fare

Non si nota passando dalla strada che da Camerlata va a Lipomo, eppure lì, nascosta nel verde del suo giardino, con anche una piscina meravigliosa in cerca di un papà che la adotti, la ripari e la renda nuovamente accessibile e alcuni pennuti, tra cui un tranquillo pavone enorme che di tanto in tanto strilla, incontriamo per la prima volta Cometa.

Siamo arrivati con Anita Longo che lavora ormai da anni con Cometa e per prima mi trasmette tutta la passione, l’amore, il senso del suo lavoro che dà un senso che va oltre.

Cometa è nata un anno prima di me, nel 1987, e, in 27 anni, di strada ne ha fatta davvero molta. I fondatori amano ripetere che Cometa non è un progetto, solo un susseguirsi di atti d’amore e di umanità. Questa è l’aria che si respira qui, a pochi chilometri dal cuore di Como ma a un mondo di distanza dallo sconforto, che è presente ma ben gestito. Gestito tanto bene da diventare in molti casi la forza motrice inesorabile che alimenta gli oltre 50 ragazzi in affido alle famiglie residenti e gli oltre 350 ragazzi che seguono uno dei tre corsi di studio di livello secondario superiore professionale.

I Gualtiero Marchesi, gli Ingvar Kamprad (fondatore di Ikea), i Giorgio Armani di domani, che spingeranno in avanti le frontiere delle loro industrie, fra qualche anno potrebbero uscire da qui oggi. Abbiamo visitato le nuovissime strutture della scuola, completate meno di 10 anni fa, nel tardo pomeriggio di un giorno non scolastico, eppure la passione dei ragazzi e dei loro maestri è palpabile: i muri, i banchi, le cattedre e ogni cosa ne sono intrisi.

La passione si sente e si vede. Si vede nei book con gli schizzi e nei cartamodelli dei ragazzi del tessile, in uno splendido cartellone su cui ciascun ragazzo ha scritto il passaggio di un canto della Divina Commedia che più lo ha toccato. La passione si sente dietro al bancone del bar, dove i ragazzi imparano a fare, mettendo le mani in pasta, per davvero.

Il nostro giro si ferma in una sala fresca a geometria variabile, che è teatro, sala conferenze e, immagino, anche tanto altro a seconda delle necessità. Qui incontriamo Alessandro Mele, per tutti Ale. È lui il direttore generale di Cometa: una testa giusta dedicata a una causa giusta. Alessandro e il suo team incarnano una frase di Robert Byrne, autore americano contemporaneo, che afferma “Il senso della vita è una vita che abbia senso”. Qui il senso è chiaro, cristallino, buono.

Questa gente mi piace, quindi prima di parlare di matematica pratica, tra falegnameria, pasticcini e magliette… durante il mio tour ho voluto scoprire qualcosa in più di questa bella realtà immersa nel verde, ho cercato risposta ad alcune domande.

Chi vive in Cometa?
Qui ci sono ragazzi che vengono da situazioni non comuni, ognuno diverso, ognuno speciale. Ci sono ragazzi studiosi ma anche, come in tutte le scuole, ragazzi che con la scuola… zero!

Come si convince chi “con la scuola… zero” che la scuola è importante?
Qui ai ragazzi dicono semplicemente che ce la possono fare! L’obiettivo è assottigliare la contraddizione ancora forte tra Liceo e Scuola Professionale. Una dicotomia che non ha più molto senso. Qui si lavora per eliminarla.

Come si recupera qui la passione?
La passione si recupera con il realismo, che è conoscenza della realtà e coscienza della possibilità di creare il futuro. Al centro c’è il ragazzo con il suo progetto. Gli adulti devono mettersi al servizio di chi impara per far sì che il progetto di ogni ragazzo si realizzi creando nel ragazzo stesso conoscenza, saper fare e consapevolezza.

Quali sono i riscontri?
I riscontri ottenuti fin qui sono significativi. I risultati ottenuti partendo dal rapporto con la realtà, che è il lavoro, sono molto apprezzati, dentro e fuori da Cometa. Lo stesso sembra valere per i risultati raggiunti nelle singole materie, la matematica non fa eccezione. La comprensione della matematica qui è pratica, materiale, più facile.

Per cosa lavorano le persone di Cometa?
Lavorano per pensare, creare ed essere un Liceo Artigianale e non solo una Scuola Professionale. Amano il liceo ma sono convinti che vada riformato profondamente: bisogna rigenerarlo. Si lavora per creare l’imprenditore artigiano. Ci si scervella per capire come educare la ragione… con il lavoro anziché con il latino.

Allora buon lavoro ad Alessandro e a tutto il team! Nel campo dell’educazione c’è tanto da fare e lo faremo. Insieme, nei tempi e nei modi che meglio si sposano alla vostra missione e ai comuni obiettivi.