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Gioia: La matematica delle ragazze (che poi è la stessa dei ragazzi)

matematica delle ragazze

“La matematica delle ragazze (che poi è la stessa dei ragazzi)”

Ecco l’articolo “La matematica delle ragazze (che poi è la stessa dei ragazzi)” di Manuela Mimosa Ravasio, uscito sul numero del 6 febbraio su Gioia.

La matematica delle ragazze (che poi è la stessa dei ragazzi)

matematica delle ragazze

Si chiama maths anxiety ed è quel tipo di ansia, di preoccupazione eccessiva nei confronti dei compiti e dei test di matematica che può influenzare l’apprendimento. L’ha “misurata“ uno studio recente e che ha dimostrato come le bambine, a parità di capacità e all’inizio anche di risultati, siano più ansiose, e quindi meno performanti, dei loro compagni di banco. «La matematica, materia che non lascia spazio a valutazioni soggettive, crea naturalmente ansia da prestazione, ma le bambine, crescendo, sembrano soffrirne sempre di più», dice Irene Mammarella, ricercatrice di psicologia ed esperta di disturbi di apprendimento nell’ambito del calcolo all’Università di Padova. «Le conferme arrivano anche da ricerche internazionali. Il pregiudizio culturale che vorrebbe le bambine “meno portate” per la matematica, condiziona anche gli insegnanti. E si riflette sulle alunne che, spesso senza una reale ragione, si percepiscono meno preparate e competenti. Ma ripeto, si tratta di un prodotto culturale: nei Paesi orientali, dove tutti sono uguali nei confronti della materia, il problema non esiste». Esiste in Italia, invece. Secondo il rapporto Timms 2015 presentato a dicembre, ma anche secondo l’ultimo Ocse Pisa (a questo link il post che ne parla), il nostro è il Paese dove le differenze di genere nello studio di matematica e scienze sono più marcate che altrove e, quel che pare più grave, in peggioramento: nel 2011 i punti che separavano i ragazzi dalle ragazze erano nove (503 a 512), nel 2015, venti (da 497 a 517)!

Questione di metodo?

E c’è chi si chiede se, oltre a un retaggio culturale, esista un problema di metodo. «Molto spesso chi mostra difficoltà» continua Mammarella «ha appreso una strategia sbagliata: contare con le dita, scomporre i numeri in decine e unità, è senz’altro più semplice che visualizzare a mente l’operazione in colonna, e inoltre permette di fare i calcoli più velocemente». Un aiuto potrebbe venire anche dalla psicomatematica montessoriana, della cui efficacia sono testimoni i fondatori di Google Larry Page e Sergei Brin, Jeff Bezos di Amazon e Jimmy Wales di Wikipedia, e che, come dice Benedetto Scoppola, professore associato di fisica matematica all’Università di Roma e presidente dell’Opera Nazionale Montessori, ha segnato la carriera di molti matematici e matematiche delle nostre università: «È però soprattutto alla luce delle scoperte recenti sul funzionamento del cervello che le intuizioni montessoriane si rivelano positive. Mettere il bambino in condizione di scoprire le relazioni matematiche attraverso il movimento e la manipolazione, e non a memoria, assicura risultati». Se poi si considera che nel metodo montessoriano l’“errore è amico”, e che, dando a ciascuno i suoi tempi, si eliminano le ragioni dello stress da prestazione, ecco che l’ansia delle ragazze può essere placata. La matematica inoltre, farebbe meno paura se diventasse un argomento più popolare. È quello che sostiene Alessandra Celletti, matematica e astronoma, direttrice del dipartimento di Matematica dell’università di Roma Tor Vergata, nonché, per il triennio 2017-2020, presidentessa della commissione Women in Mathematics: «Bisogna cominciare a divulgare la matematica come fanno in Francia o Inghilterra (dove, al Museo della Scienza di Londra, è stata appena inaugurata la galleria della matematica, The Winton Gallery, di Zaha Hadid, ndr): nella metropolitana di Parigi, per esempio, può capitare di vedere cartelli che spiegano il teorema di Pitagora. E bisogna far conoscere le nostre matematiche, farle uscire dai dipartimenti per raccontare una materia che non solo è divertente, ma apre le porte in molti campi: finanza, management, medicina, biologia, ingegneria… tutto è numero!».

Le matematiche nascoste

Raccontare la matematica e le matematiche quindi per demolire preconcetti che iniziano già in famiglia. «Quante volte si sente dire, davanti a buoni risultati scolastici dei propri figlio e figlia, che lui è un genio e lei diligente?», osserva Celletti. Tante. Così, per lo stesso motivo, ecco che il maschio di norma va al liceo scientifico e la femmina, al classico. «Lo stereotipo mette radici quando si chiede alle bambine di stare attente, di non farsi male: è lì che inizia la paura di sbagliare», dice Chiara Burberi fondatrice di Redooc, piattaforma di education online di matematica adottata da 45 licei, altrettante scuole medie (da quest’anno) e pronta a sbarcare alle elementari. «Per ingaggiare le ragazze mostriamo interviste a matematiche brave ma poco conosciute come Francesca Dominici, che insegna biostatistica all’Università di Harvard, o Gigliola Staffilani, prima donna full professor in matematica pura al MIT. Ne faremo un libro che uscirà a fine febbraio (aggiornamento del 4 marzo, il titolo del libro è Le ragazze con il pallino della matematica), perché persino Maryam Mirzakhani, prima medaglia Fields a una donna nel 2014, durante la premiazione ha confessato che, in casa, quello bravo in matematica era suo fratello!». E l’8 marzo arriverà nei cinema italiani Il diritto di contare, il film che al botteghino Usa ha superato persino Rogue One e che racconta la storia di tre matematiche afroamericane che hanno avuto un ruolo importante, ma a quanto pare ben nascosto, alla missione Apollo. L’invito è allora, come diceva Celletti, di farsi avanti. Alle Olimpiadi di Matematica per ragazze (quest’anno ultima tappa a Zurigo dal 12 al 16 aprile), ai campi estivi di Stem per cui il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio ha appena stanziato un milione di euro (bando per le scuole su monitor440scuola.it), insomma dovunque ci sia bisogno di contare.

Nella foto un’immagine tratta dal film “il diritto di contare” nelle sale italiane l’8 marzo.

 

 

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