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Donne e tecnologia, divorzio all’italiana

Web, matematica, Università: vince il pregiudizio?
Ecco alcuni estratti dell’articolo apparso su Le Inchieste di Repubblica.

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Nel paese con i tassi di alfabetizzazione digitale tra i più bassi d’Europa esiste un problema nel problema: la questione di genere. Uso del computer, accesso a internet, impieghi tecnologici e iscrizioni alle facoltà scientifiche registrano infatti percentuali femminili molto più basse rispetto a quelle maschili. Le nuove generazioni stanno iniziando ad invertire la rotta, ma i vecchi modelli culturali rischiano di produrre cittadini di serie A e di serie B.

Nel cuore dell’innovazione digitale, la Silicon Valley, è allarme sessismo: le donne hanno stipendi più bassi e sono meno della metà degli uomini nei settori leader delle imprese tech. I vertici dei colossi sono stati trascinati in tribunale con l’accusa di discriminazione, come ha fatto il ceo del social network Reddit Ellen Pao con il fondo di investimento Kleiner Perkins Caufield & Byers. I giudici le hanno dato torto, eppure, in California come in Italia, le prove che qualcosa non funzioni come dovrebbe non mancano. Qui da noi, ad esempio, solo una start up innovativa su 10 è femmina, le aziende high tech assumono più uomini, e la diseguaglianza si accentua con l’aumentare della specializzazione tecnica richiesta.
Del resto, a studiare materie scientifiche e tecnologiche sono soprattutto i maschi: la differenza è evidente già fra i banchi di scuola e nelle aule universitarie si consolida ulteriormente. Solo il 38% delle studentesse sceglie indirizzi legati alle materie cosiddette “Stem” (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica). E le ragazze che percorrono questa strada faticano a raggiungere i vertici delle professioni così come le sedi decisionali negli enti di ricerca pubblici.

Ma non occorre fare della tecnologia una scelta di vita per sperimentare sulla propria pelle l’esclusione: solo una donna su due è “cittadina digitale” e circa la metà non ha accesso al web. Rimanendo “fuori dalla rete”, le donne sono cittadine di serie B della società dell’informazione. Tanto che, per evitare le disparità, in Parlamento si discute l’ingresso del diritto a Internet nella Costituzione.

Stereotipi e sfiducia, così la scienza spaventa

Prima di volare nella Silicon Valley, è tra i banchi di scuola che si consuma il gap nell’universo hi-tech. Le facoltà di scienze, tecnologia, ingegneria e matematica sono settori dove le donne sono ancora poche, ma la “selezione” parte molto prima. In Italia le ragazze compaiono di rado sulle liste delle Olimpiadi di Matematica e Fisica. E registrano punteggi inferiori ai maschi nella parte del test Ocse-Pisa che misura la capacità di “pensare come uno scienziato”: battute dai coetanei con 24 punti di distacco, contro una media Ocse di 16. Secondo i numeri reperibili sul sito del Ministero dell’Istruzione, nel periodo 2013 e 2014 le matricole rosa hanno raggiunto quota 79% negli atenei di tipo umanistico. Mentre l’indirizzo scientifico ha conquistato solo il 38% di ragazze, a fronte del 62% di uomini. Certo, c’è stato un rialzo rispetto all’anno accademico 2003 e 2004, ma la percentuale va letta nel dettaglio.

Facoltà disertate. “È necessario fare una distinzione tra le discipline scientifiche che si occupano della cura della vita, per esempio ingegneria biomedica o medicina, dove la presenza femminile è spesso massiccia e le scienze cosiddette hard, come informatica, ingegneria meccanica e così via”, spiega la fisica Patrizia Colella che segue tematiche relative alla formazione per l’Associazione Donne e Scienza. Qui non si registrano evoluzioni a breve termine. “La percentuale è ferma da 15 anni: 30% a fisica, 18% a ingegneria, 15% ad informatica – Prosegue Colella – Le ragioni sono diverse. Ma le ragazze che vogliono prepararsi a questo tipo di carriera hanno ogni cosa contro. Prima di tutto, è una questione di orientamento. Da una parte si tratta di un circolo vizioso: il fatto che ci siano poche donne in questi settori inibisce le nuove reclute a intraprendere percorsi del genere. Dall’altra, spesso la tecnologia non è presentata con caratteristiche che le possono interessare”. Per non parlare degli stereotipi culturali, radicati nel contesto sociale. Un modus operandi che persino Colella, in piccolo, ha potuto constatare. Ha chiesto agli insegnanti di descrivere uno studente e una studentessa bravi in matematica. I risultati? Aggettivi associati ai primi: “geniali”; “brillanti”. Alle seconde: “studiose”; “serie”. “In altri termini noiose”, sottolinea la ricercatrice. “Si tratta di preconcetti impliciti che non sono cambiati negli ultimi anni e di cui ormai non ci rendiamo conto”. Eppure esistono. E i risultati si vedono.

“Le ragazze crescono sentendosi dire: Lascia stare, è difficile”, accusa Chiara Burberi, co-fondatrice di Redooc, piattaforma online per l’insegnamento di materie scientifiche dedicata ai liceali. “C’è ancora un gap culturale da colmare in questa fase”, ammette Donatella Sciuto, prorettore del Politecnico di Milano, dove il trend delle iscritte in area ingegneria è in leggero aumento (+ 1,4% rispetto al 2010/2011). Ma ancora basso (22,3%). “Lo notiamo soprattutto nel settore informatico, le giovani leve pensano che sia una cosa da geek, o da maschi, e di conseguenza non si iscrivono”.

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