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Il mese delle STEM: intervista a Paola Zuccolotto

Paola Zuccolotto

Intervista a Paola Zuccolotto per il Mese delle STEM. Durante il Mese delle STEM intervistiamo donne con un diverso rapporto con le materie STEM a scuola, nel lavoro e nel quotidiano. Ecco un altro appuntamento con “Le studentesse vogliono contare”, la rubrica speciale in cui proponiamo una serie di interviste per offrire alle studentesse esempi di leadership al femminile.

Questa intervista è contenuta nel libro “Le ragazze con il pallino per la matematica“.

Paola Zuccolotto si presenta così:

Paola Zuccolotto, 44 anni, attualmente è Professore Associato di Statistica presso l’Università di Brescia, dove è titolare dei corsi di “Statistica” per la laurea triennale e di “Statistica per il Marketing” per la laurea magistrale. Svolge attività di ricerca scientifica sia di tipo metodologico sia applicato, nel campo delle Scienze Statistiche. Ha pubblicato più di 50 articoli in riviste e volumi di diffusione internazionale e ha partecipato a più di 60 convegni nazionali e internazionali. Svolge regolarmente attività di revisione scientifica per le più prestigiose riviste mondiali nel settore della Statistica.

Il mese delle STEM: intervista a Paola Zuccolotto

Quale Liceo hai scelto?

Il Liceo Scientifico.

Quale era la tua materia preferita al Liceo?

Devo dire che ai tempi del Liceo non avevo una vera e propria materia preferita. Sembrerà impossibile, ma mi divertivo a studiare un po’ di tutto. Adoravo la Biologia, la Chimica e le Scienze, ma anche il Latino e le Lettere. E la Matematica, incredibile a dirsi, non era nelle prime posizioni della mia graduatoria di preferenze. Certo, riuscivo molto bene, ma non potrei dire che mi divertisse particolarmente.

Quale Università hai frequentato e perché?

La mia scelta dell’Università ha del paradossale… Poiché, come ho detto, mi piacevano molte materie, ho preso in considerazione le più svariate possibilità. In ogni caso, prediligevo le scienze. E poi… mi sono iscritta a Economia e Commercio! Materie che non avevo mai affrontato nel mio percorso di studi precedente… roba da matti. Però mi piaceva l’idea di diventare nella vita un manager d’azienda e così ho pensato che fosse la Facoltà giusta per me. E poi, dentro quella che è stata una scelta quantomeno discutibile, ho trovato la mia strada. Io, che avevo sempre considerato la Matematica una materia poco piacevole perché troppo speculativa, ho scoperto che gli strumenti matematici possono essere utili per analizzare la realtà ed applicati a scopi conoscitivi ben precisi. E’ stato amore a prima vista. Con la Statistica. Finita l’Università ho fatto il Dottorato di Ricerca in Statistica Metodologica e poi la carriera universitaria. Oggi, da studiosa della Statistica, ho il privilegio di poter continuare a soddisfare la mia inesauribile curiosità del mondo, quella per cui al Liceo mi piacevano tutte le materie: le metodologie che studio si possono applicare ai campi più svariati e così ho potuto addentrarmi nella medicina, nella genetica, nell’economia, nella sociologia, nella finanza, nello sport. Insomma, non mi annoio mai.

Se potessi tornare indietro nel tempo, chi vorresti conoscere?

Ho conosciuto persone meravigliose. Non potrei chiedere di meglio che incontrarle di nuovo.

Chi ti ha ispirato e guidato nella tua carriera?

Sicuramente il professore di Statistica con cui ho fatto la Tesi di Laurea e con cui ho poi lavorato fino al momento in cui è andato in pensione, il prof. Aride Mazzali. Devo a lui tutta la mia passione per la ricerca, mi ha contagiata con il costante grande entusiasmo con cui affrontava il lavoro. E’ stata l’ammirazione per lui che mi ha fatto venire voglia di provare a seguire la sua stessa strada. Mi ha dato insegnamenti, preziosi consigli e sostegno tutte le volte in cui ne ho avuto bisogno. Oggi ci vediamo meno frequentemente, ma ci lega una profonda amicizia.

Una frase che non sopporti?

Più che una frase, ci sono degli atteggiamenti che mi irritano. Quelli di chi elenca i problemi invece che le possibili soluzioni, di chi vede sempre il bicchiere mezzo vuoto, di chi non gioca per paura di perdere.

Una frase che ripeti spesso?

Mi piace molto una frase che ho letto, attribuita a Marcel Proust, e che ho riportato anche all’inizio di un mio libro. “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Questo approccio è il mio faro guida quando faccio ricerca, ma spesso lo applico anche nella vita: le bellezze più straordinarie sono lì, nel bel mezzo di ciò che crediamo di conoscere, l’unica cosa che dobbiamo fare è avere gli occhi giusti per vederle. E così ripeto spesso che bisogna provare a dimenticare gli assunti, i pregiudizi, le convenzioni, mettere in dubbio le certezze. E’ un’operazione difficile, ma nel momento in cui si riesce a rimuovere qualcosa dato ingiustamente per scontato, tutta la struttura fondata su ciò che abbiamo rimosso crolla e una nuova realtà si apre ai nostri occhi. Ogni volta che ci riesco lo trovo sorprendente.

Quanto hanno contribuito le tue conoscenze logico – matematiche nella tua carriera?

Ovviamente nel mio caso sono state fondamentali. Tuttavia penso che una forma mentis di tipo matematico sia fondamentale in qualunque ambito perché un approccio logico alla soluzione dei problemi va applicato in ogni contesto. Ripeto sempre che l’insegnamento della logica, oltre che della matematica, dovrebbe essere potenziato nelle scuole, a tutti i livelli.

Cosa fare per scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere?

Gli stereotipi di genere sono seriamente radicati nella cultura di massa. Potrebbero essere cancellati solo con l’azione energica di tanti uomini e tante donne che volessero con forza mostrare di essere diversi dall’immagine precostituita. Ma molti nell’immagine precostituita tutto sommato ci si riconoscono … e allora la battaglia diventa piuttosto difficile. Che dire… io sono da tanti punti di vista l’esatto contrario dello stereotipo femminile. Adoro gli studi tecnico-scientifici, fare sport anche maschili, odio lo shopping… Si può immaginare quanto gli stereotipi di genere mi siano sempre stati stretti. Però non li ho mai subiti, né li ho combattuti alzando bandiere che suonano più false degli stereotipi stessi. Penso che ognuno di noi debba semplicemente essere quello che è, gli altri dopo un po’ capiranno. Riguardo, invece, la possibilità che qualcuno si ponga dei limiti che non ha, perché pensa di dover aderire a uno stereotipo, questo è veramente inaccettabile. Tuttavia può succedere, specie nei ragazzi, che ancora sono alla ricerca di capire il loro posto nel mondo. A volte, per loro, conformarsi a uno stereotipo può essere rassicurante. E’ compito di chi si occupa della loro educazione – a casa, a scuola, nello sport – far loro capire che ogni individuo ha i suoi limiti e le sue potenzialità, e che queste non si possono presupporre a priori solo sulla base dell’appartenenza a una categoria.

Oggi fra i giovani la paura più grande è non riuscire a realizzarsi. Qual è il tuo consiglio?

Take it easy. Fare le cose con impegno e tranquillità, senza mollare ma neppure pretendere troppo da sé stessi. Prima, a proposito della mia scelta universitaria, ho voluto raccontare la mia storia per dire ai ragazzi che la vita a volte è strana e può capitare che la strada giusta si incontri dopo aver preso una decisione imperfetta. E poi non esiste una sola strada giusta: se avessi fatto altre scelte potrei anche trovarmi oggi a fare qualcosa di diverso e comunque molto soddisfacente, oppure addirittura fare le stesse cose ma esservi arrivata per una strada diversa. Insomma, c’è un mondo di possibilità, bisogna fare le proprie scelte nel modo più ponderato possibile, ma sempre con serenità. Un passo per volta, ricordando che la vita si costruisce con tanti piccoli passi e inciampare ogni tanto non è la fine del mondo.

Mi piace molto una frase di Michael Jordan:Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.

Cos’è il successo per te?

Io credo che per avere successo si debba prima di tutto fare ciò che si ama. Farlo bene è una conseguenza della passione che ci si mette e a quel punto i riconoscimenti arriveranno. Magari non subito, magari non sempre, ma arriveranno.
Tanto, quando si fa ciò che si ama, anche aspettare non è un gran problema.

Grazie Paola!

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